Il tessile possiede una qualità specifica: è una materia flessibile, stratificabile e capace di trattenere tracce. Pieghe, cuciture, sovrapposizioni e segni d’uso diventano elementi visivi che testimoniano il passaggio del tempo e dei processi produttivi. In questa prospettiva lo scarto non è considerato materiale marginale, ma archivio materiale di memoria e possibilità, capace di accogliere nuove immagini e nuovi processi di costruzione visiva.
Nel contesto di The Matter Loop, la ricerca si sviluppa in collaborazione con Braida SRL, azienda specializzata nella produzione di sedute. Il dialogo con l’impresa introduce nel progetto una riflessione sui rapporti tra corpo, oggetto e spazio domestico, elementi centrali anche nella costruzione dell’immaginario visivo dell’opera.
Braida Srl SB, storica realtà del distretto della sedia di Manzano e oggi Società Benefit, rappresenta una configurazione significativa dell’attuale sistema produttivo locale. Il suo modello organizzativo si fonda su una rete territoriale di fornitori, artigiani e imprese specializzate: mentre progettazione e commercializzazione restano in capo all’azienda, la produzione dei componenti si distribuisce lungo una filiera diffusa e coordinata. Questa struttura riflette la trasformazione del distretto del mobile e della sedia, da sistema produttivo integrato e localizzato a rete di competenze interdipendenti.
Gli scarti tessili e i componenti messi a disposizione per il progetto portano l’impronta di tale organizzazione: frammenti di una catena produttiva distribuita, segnati da lavorazioni e passaggi plurimi. Inseriti nel processo artistico, diventano non solo supporti materiali ma superfici narrative, in cui la materia tessile si configura come luogo di sedimentazione e memoria, capace di restituire le stratificazioni operative che l’hanno attraversata.
Il lavoro di Giulia Maria Belli nasce da una raccolta costante di immagini, fotografie e piccoli oggetti ritrovati e collezionati nel tempo. Questi materiali costituiscono un archivio operativo che alimenta disegni, dipinti e installazioni. L’immagine non è trattata come rappresentazione compiuta, ma come traccia o residuo visivo che riemerge e si ricompone attraverso il processo artistico.
Accanto alla pittura a olio e all’uso dei tessuti, una tecnica ricorrente nella pratica dell’artista è il monotipo. Il segno, spesso instabile e frastagliato, produce immagini evanescenti e ambigue, simili a ricordi che emergono e si dissolvono. Questa qualità di apparizione parziale attraversa l’intera ricerca, dove le immagini affiorano e si ritirano come presenze sospese.
Nel contesto di The Matter Loop, questa attitudine prende forma in un grande intervento tessile composito costruito per giustapposizioni e stratificazioni di immagini e superfici. Il telo, organizzato come un patchwork visivo, alterna campiture astratte, tracce materiche e frammenti figurativi che evocano uno spazio domestico.
Due silhouette nere, una in piedi e una seduta, emergono come presenze sospese e prive di identità definita, collocate in una scena che sembra appartenere più alla memoria che alla realtà.
Il riferimento al racconto Occhi di cane azzurro di Gabriel García Márquez agisce come matrice atmosferica del lavoro. Lo sguardo, la distanza e l’impossibilità del contatto diventano tensioni spaziali e compositive più che racconto illustrato.
In questo processo la materia tessile si configura come luogo di sedimentazione e trasformazione, capace di trattenere tracce e restituirle come immagini in continuo divenire.
Mostra collettiva
Materia, processo e collaborazione tra arte e industria
28 Marzo – 26 Aprile
The Circle