Nel progetto The Matter Loop, la ricerca prende avvio da lastre di ottone destinate allo scarto industriale, superfici già segnate dal processo produttivo e riattivate come campo di intervento e trasformazione.
Il metallo, resistente ma sensibile alla luce e alla lavorazione, attraverso incisioni minime e variazioni di profondità perde compattezza ottica e assume una qualità quasi epidermica, trasformando lo scarto industriale in superficie di memoria.
Il lavoro nasce dal dialogo con Postir Srl, azienda specializzata nella lavorazione del metallo. Le lastre di ottone, inizialmente destinate allo scarto, entrano nel progetto come materiali di partenza per la ricerca artistica.
Carpenteria Postir Srl, attiva dal 1966 nella lavorazione della lamiera e dei metalli, rappresenta una continuità produttiva radicata nel territorio regionale, unendo competenze artigianali e tecnologie avanzate. I materiali di risulta di queste lavorazioni conservano tracce di processi ad alta precisione – piegature, incisioni, assemblaggi e saldature – che, nel passaggio alla ricerca artistica, vengono sottratti alla funzione strutturale e reinscritti in una dimensione simbolica.
Il metallo, materiale emblematico dell’industrializzazione, diventa così superficie di durata e metamorfosi. La collaborazione mette in dialogo la tradizione metalmeccanica del territorio con la sperimentazione contemporanea, ampliando il significato della materia oltre l’ambito produttivo.
La ricerca di Nicola Facchini si muove tra pittura, disegno e scultura, attraversando riferimenti che vanno da matrici postimpressioniste ed espressioniste a tensioni più contemporanee e concettuali.
Accanto a una dimensione malinconica e riflessiva, la sua pratica mantiene una componente ironica e arguta. In questa oscillazione convivono tensione emotiva e distanza critica, come dispositivo capace di osservare la realtà tra pathos e consapevolezza.
Nel contesto di The Matter Loop, in dialogo con Postir Srl, Nicola Facchini lavora su lastre di ottone già segnate e destinate allo scarto e sceglie una serigrafia in nero come modalità di intervento. La superficie industriale, rifinita a specchio, diventa al tempo stesso matrice e soglia, mentre imperfezioni, abrasioni e tracce d’uso restano visibili e partecipano alla costruzione dell’immagine. Su una lastra compare la scena di due figure sedute a un tavolo, su un’altra una natura morta con un vaso di fiori. Le immagini si depositano per passaggi successivi di stampa, lasciando che la riflessione del metallo, l’ossidazione e le discontinuità del supporto modulino la lettura. La malinconia che attraversa la ricerca dell’artista assume qui un tono riflessivo, come forma di conoscenza che si misura con ciò che resta, con ciò che si deposita e resiste al consumo del tempo¹. L’ottone conserva la propria memoria produttiva e, attraverso la stampa, accoglie una seconda memoria, più intima e trattenuta. Ne risultano superfici in cui permanenza e trasformazione convivono, tra immagine e supporto, tra gesto controllato e risposta del materiale.
Mostra collettiva
28 Marzo – 26 Aprile
The Circle